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07 Gennaio 2021 ~ 0 Comments

Due lezioni dal 2020

Non mi azzardo a fare previsioni sul 2021. Ci ha già pensato Mario Draghi, assieme a Raghuram Rajan, nel suo rapporto ai G30. Nel prossimo anno, se l’epidemia continua a interrompere i tentativi di ripresa dei mercati internazionali, il problema principale diventerà l’insolvenza delle imprese, che potrebbe avere effetti negativi sul sistema finanziario, a meno che quest’ultimo non passi dai prestiti erogati in base alle garanzie “reali” (del debitore o degli Stati) a diffuse partecipazioni in “equity o quasi-equity”. La vera sfida sarà quindi evitare le trasfusioni ai morti, vale a dire a quele che Draghi definisce “aziende zombie”. La discussione sul Recovery Fund dovrebbe tenerne conto se vuole arrivare da qualche parte.

Vorrei spendere invece due pensieri sul 2020, per ricavarne lezioni utili per il futuro.

La prima lezione riguarda la fiducia. Il 2020 ha registrato una diminuzione generalizzata del tasso di fiducia, a tutti i livelli. E’ cresciuta la sfiducia nelle autorità di governo, che hanno dimostrato patente incompetenza in materia di salute pubblica. E’ cresciuta la sfiducia tra i cittadini, nella misura in cui la società si è spaccata in due. Da una parte quelli che si sono comportati con prudenza, distanziamento e innovazione e quelli che, in nome della libertà individuale e del ritorno alla normalità, hanno aiutato il virus a correre. Tra queste due componenti si è creato un solco profondo che durerà nel tempo e potrà influire sui percorsi di ripresa.

Fare debiti è stato facile, ma impiegare i fondi raccolti per aumentare la produttività del sistema Europa e far crescere il moltiplicatore del reddito è tutta un’altra cosa. Servono competenze e “policy maker” che mancano a diversi livelli. Solo investimenti mirati a nuovi business, su attività ad alto rendimento, consentiranno alle giovani generazioni di produrre in futuro le risorse necessarie a restituire i debiti contratti oggi, rassicurare i creditori, tenere bassi gli interessi e rafforzare il valore della moneta comune: l’Euro.

La seconda lezione riguarda la “contabilità”. Mario Bertolissi ha espresso in modo molto chiaro l’assenza di trasparenza nell’azione pubblica, quando i “policy maker” insistono troppo sull’aggettivo “gratuito”. Senza una buona accountability il mercato non funziona. E bisogna saper distinguere tra flussi e stock. Il risparmio delle famiglie concorre alla crisi economica, mentre gli investimenti, in deficit, concorrono alla ripresa e generano risparmio ex-post. Capire e spiegare questi meccanismi è fondamentale per creare fiducia e innescare circuiti virtuosi.

Senza fiducia e con strumenti inadeguati di governo e comunicazione ai cittadini, gli effetti dell’euforia collettiva, post vaccino, potrebbero essere molto meno positivi di quanto ci aspettiamo.

© Quotidiani Gruppo Editoriale L’Espresso (7 Gennaio 2021)

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