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15 novembre 2018 ~ 0 Comments

Ruolo strategico per la Fondazione Nordest

La Fondazione Nordest ha deciso di occupare uno spazio, rimasto a lungo abbandonato, nella discussione sul futuro del territorio che si estende tra il Veneto, il Friuli e il Trentino.

La Fondazione è nata in una fase politica in cui l’idea di federalismo sembrava vincente, così come la convinzione che lo sviluppo italiano ed europeo fosse frutto di una geometria variabile, di aggregazioni regionali complementari e autonome. Una fase in cui si discuteva di fondamentali, di politiche per i servizi innovativi e di cambiamento industriale. Non solo di PIL e tassi di crescita della congiuntura.

La Fondazione è nata per rafforzare l’identità di un’area manifatturiera tra le più importanti d’Europa, riconosciuta come locomotiva dell’economia italiana, ma da sempre incapace di condizionare l’agenda del paese. Un paese in declino strutturale, appesantito dall’andamento decrescente della produttività e dall’immobilità del sistema pubblico.

Inutile dire che il modello del Nordest continua a rappresentare una speranza per l’Italia e per l’Europa. E’ dinamico e flessibile, inclusivo, integrato ai mercati e alle filiere internazionali, anche se non riesce a mettere al lavoro abbastanza laureati, continua a lamentare l’assenza di figure professionali adatte alla competizione industriale, lamenta una marginalità politica crescente, proprio rispetto ai progetti di sviluppo.

Non è un modello in declino e non ha perso la capacità e l’ambizione di riflettere su sé stesso, a vantaggio di altre regioni italiane ed europee interessate a un percorso di sviluppo, endogeno e sostenibile. Lo fa, anche grazie alla Fondazione Nordest, mettendo in primo piano gli aggiustamenti strutturali, gli interventi di manutenzione e innovazione del sistema territoriale, che possono essere buoni per altri.

Lo scontro politico con l’Europa, aperto dal nuovo governo nazionale, tende a far dimenticare le questioni strutturali.

Non è vero che tutto va per il meglio e se non ci fossero la Merkel e le autorità di Bruxelles e il valore delle imposte rimanesse ai territori, l’Italia sarebbe all’avanguardia del pensiero umano. Ci sono tanti punti critici e progetti da mettere in cantiere, a prescindere dalle risorse disponibili, per aumentare il valore prodotto dai nostri giovani e dalle nostre imprese. Anche a Nordest.

Vogliamo menzionare, a solo titolo di esempio, la questione dei posti di lavoro non coperti da manodopera adeguata? Qual è il modello di intervento su questo tema? Qual è il progetto di innovazione per i centri per l’impiego? Quale strategia possiamo disegnare per mettere in produzione le competenze universitarie inutilizzate?

Se la Fondazione Nordest riapre il dibattito su questi temi fa la cosa giusta e riempie un vuoto che non è colmato da altri centri di ricerca (governativi e non) nel resto del paese.

 

© Quotidiani Gruppo Editoriale L’Espresso (Giovedì 15 Novembre 2018)

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