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14 novembre 2018 ~ 0 Comments

La retorica dell’emergenza non fa bene al Nordest

A proposito di Nordest, recenti editoriali su stampa e televisione, inducono a riflettere sulla distanza che esiste tra le rappresentazioni “retoriche” del sistema e la dinamica dei fondamentali.

L’enfasi posta sulla capacità di prevenzione degli eventi catastrofici, sulla velocità di ricostruzione, o almeno degli interventi in emergenza, sul rimboccarsi le maniche, sul ruolo degli Alpini e della Protezione Civile, sulla centralità dei piccoli imprenditori che lottano caparbiamente per resistere sui mercati, trasforma i pilastri della nostra cultura e società in fake-news, che ne svalutano il contenuto.

Non c’è alcun intento polemico e denigratorio in queste osservazioni. Soltanto la percezione di un rischio: che toni eccessivamente retorici deturpino la freschezza del nostro sistema, non siano coerenti con la sostanza positiva della nostra società, riducano elementi chiave della nostra identità a meri slogan pre-elettorali.

Alla decima ripresa di un notabile sull’elicottero, vacilla l’empatia per il clima di emergenza e preoccupazione. L’immagine del notabile sequestra l’impegno di tanti cittadini e montanari che si destreggiano con pale meccaniche, scope, picchi e badili. L’enfasi eccessiva sulle divise dei volontari, o l’insistenza sul ruolo degli appassionati di quad e moto da fuori strada, trasmette l’impressione che qualcuno stia approfittando della catastrofe, piuttosto che contribuire produttivamente e creativamente alla soluzione dei problemi che abbiamo davanti: boschi di abeti troppo fragili e cresciuti senza controllo, assenza di invasi in quota, sostitutivi dei “vecchi” nevai, assenza di un serio e moderno progetto di sviluppo della montagna.

Giusto arrotolarsi le maniche e non aspettare l’aiuto esterno. Ma indulgere troppo sulla retorica del montanaro cow-boy, che si arrangia da solo e non ha bisogno di nessuno, svaluta lo spirito di mutua assistenza che è il tratto caratteristico delle Magnifiche Comunità e delle Reggenze nelle Dolomiti. Concentrarsi sul valore eroico dello spalatore di fango, o di neve, mette in secondo piano la questione dei mezzi che mancano sul territorio.

Giusto porre l’attenzione sul ruolo creativo dei singoli operatori, dei boscaioli e degli artigiani. Ma indulgere troppo sulla retorica dell’eroe solitario, che avanza nei boschi o sui mercati a colpi di machete, contro tutto e contro tutti, svaluta il ruolo delle comunità tecniche e industriali, dei distretti e delle tante istituzioni formative e commerciali che sono il pilastro dello sviluppo a Nordest, assieme alle organizzazioni pubbliche che svolgono funzioni di servizio nelle zone montane.

Insomma. Meno retorica e maggiore attenzione ai fondamentali. Questa è la strada per rigenerare l’identità del Nordest.

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