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23 ottobre 2018 ~ 0 Comments

Confronto esplosivo Italia-UE

Lo scambio di lettere con la Commissione UE segna un passaggio importante nel braccio di ferro tra popolo italiano ed Europa. Il guanto di sfida è lanciato, con il deficit al 2.4%, ma resta la disponibilità a negoziare i contenuti dell’aggiustamento di bilancio. Al momento solo due sono i punti fermi della discussione: quota 100 e la mini flat tax per le partite IVA. Il resto è nebuloso e lascia aperti varchi per la trattativa. Il fatto è che il confronto con l’Europa è solo un pezzo del problema.

Lo spread, la febbre dell’economia, resta alto, diciamo attorno a 37.5°, per ragioni che non dipendono dal confronto politico. La fiducia nel cambiamento resta molto bassa, agli occhi degli operatori finanziari, e le medicine propinate dal governo non sortiscono, a loro giudizio, effetti positivi. Anzi…

Proviamo a ragionare con la testa di questi operatori, che sono chiamati a sottoscrivere il debito italiano. In assenza di certezze sugli investimenti e sulla crescita, essi sono propensi a credere che i medici eletti non siano in grado di curare i mali del paese. Si stiano imbrogliando tra loro.

Per questo vendono titoli italiani e tengono alto lo spread, nonostante l’aspirina della BCE e le tisane di Tria.

Quelli non europei lo fanno in modo strutturale, per difendere le pensioni e i fondi di risparmiatori che non godono di diritti acquisiti e garantiti dallo stato. Quelli italiani, comprano, soprattutto attraverso le piccole banche e le grandi istituzioni finanziarie filo-governative (come la CDP). La stessa cosa fa la BCE. Ma gli altri operatori europei stanno alla finestra.

La situazione non precipita, ma il quadro clinico resta negativo.

Ricordiamoci che tutti i governi eletti sono soggetti alle perturbazioni dei mercati, come ai cambiamenti climatici. Nessuno escluso. Hanno poche possibilità concrete di governare i flussi di investimento. Sono dunque poteri deboli, in un mare tempestoso più forte del loro sovranismo.

Il capitalismo finanziario è una realtà multinazionale ed extra-territoriale. Non risponde alle regole della politica. Non risponde alle indicazioni di pochi grandi banchieri, come l’aneddotica popolare tende a immaginare. E’ composto da tanti Gordon Gekko o George Soros, che si muovono per puro istinto speculativo, ma anche tanti amministratori di fondi pensione e banche popolari che hanno a cuore il capitale dei propri soci.

 

 

 

 

L’azione congiunta di questi operatori produce effetti imprevedibili, come il movimento scomposto della folla negli stadi o nelle piazze gremite dai tifosi, eccitati talora da fattori occasionali, petardi sparati da qualche spettatore o dichiarazioni incaute di qualche ministro o influencer sui social media.

Bisogna averlo in mente quando si maneggiano conti esplosivi, come il bilancio di uno stato.

 

© Quotidiani Gruppo Editoriale L’Espresso (Martedì 23 ottobre 2018)

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