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14 ottobre 2018 ~ 0 Comments

Scontro sulle pensioni, tra etica della responsabilità e rappresentanza del popolo

Bettino Craxi è scappato dall’Italia, dopo il default del 1992 e non ha fatto più ritorno. Capro espiatorio dei fallimenti della Prima Repubblica, ha pagato in prima persona i danni prodotti al Paese e alle future generazioni.

E’ una semplificazione, che fa rabbrividire gli storici, ma è un esempio efficace per capire quale rapporto esista tra l’azzardo morale della classe politica e il popolo. Il popolo non si assume mai la responsabilità delle scelte sbagliate. Trova sempre un capro espiatorio. E riscrive la storia in ragione del vincitore. Il popolo non è fratello di nessuno e tanto meno d’Italia. Cerca sempre di farla franca e cambia casacca più spesso e rapidamente dei politici eletti. In questo senso è anti-politico.

La folla festante che acclamava il Duce in Piazza Venezia, ci ha messo meno di un secondo a perdonarsi la leggerezza e ad appendere Mussolini per i piedi in Piazzale Loreto. Ci ha messo ancora meno a cambiare la storia, raccontando ai nipotini di aver vinto la guerra sui carri armati degli Americani.

Ma veniamo all’attualità.

Il conflitto tra tribuni del popolo e dirigenti della Pubblica Amministrazione si radicalizza oggi, nelle mutate condizioni di una repubblica democratica di settant’anni, come conflitto tra etica della responsabilità (verso il paese) e etica della rappresentanza (nei confronti del popolo).

Boeri da un lato deve scegliere se ascoltare la voce della propria coscienza professionale (è un tecnico assunto per difendere i conti dell’INPS e delle future generazioni) oppure piegarsi alla ragion di Stato e alle richieste del popolo. Salvini deve scegliere se rimanere coerente al mandato ricevuto oppure prendere atto che i conti non tornano e assumere decisioni impopolari, in nome di un bene comune che va al di là della contingenza parlamentare e non coincide con i desideri di un popolo immaturo e irresponsabile.

Il popolo che oggi chiede l’abolizione della Fornero è lo stesso popolo che ha acclamato Dini, quando ha messo a punto la riforma farlocca del ’95, condannando un’intera generazione al servizio (in debito) della precedente.

Vale la pena di ricordare che molti i cittadini italiani si sono sentiti protetti dall’Euro e dall’Europa, all’inizio di questo millennio, proprio perché hanno sperato che minore sovranità, a un ceto politico troppo sensibile al richiamo populista e a un ceto amministrativo troppo disponibile ad assecondare il governo, potesse salvare l’Italia.

Oggi che l’Europa ha tradito le aspettative, quegli stessi italiani si sentono persi. Prigionieri della morsa anti-politica e delle spinte giustizialiste. Si difendono come possono, sui giornali e negli uffici amministrativi, ma sanno che l’onda popolare è incontenibile e, come in altre occasioni, pronta a schiantarsi, proprio perché potente e irresponsabile.

 

© Quotidiani Gruppo Editoriale L’Espresso (Domenica 14 ottobre 2018)

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