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17 novembre 2017 ~ 0 Comments

Senza crescita della produttività il debito non si paga

Francamente non riesco a condividere l’ottimismo del governo sulla riduzione del debito pubblico. E’ vero che l’aumento nominale del PIL porta a un formale miglioramento degli indici statistici, ma la sostanza non cambia. L’Italia, nonostante i diversi tentativi di riforma, avviati da innumerevoli governi di emergenza, continua a non migliorare in un aspetto fondamentale della propria economia, che incide più di altri sulla possibilità di ridurre il debito: l’andamento della produttività.

Nel 2016 la produttività generale dei fattori è addirittura diminuita! Questo significa che i lavoratori italiani portano a casa, per ogni ora lavorata, meno che nel passato. Se invece di 20 Euro all’ora, che già non bastano a mantenere un tenore di vita decente e a mettere da parte quello che serve per una serena vecchiaia, un lavoratore italiano guadagna 19.5 Euro, è difficile pensare che quel lavoratore possa davvero contribuire alla riduzione del debito. Un debito, va ricordato, che si è accumulato negli anni, perchè innumerevoli governi ordinari, pro-labour, si sono permessi di distribuire diritti a prescindere dall’andamento reale dell’economia.

La stagnazione della produttività italiana è questione strutturale, che deve essere affrontata. Gli aggiustamenti decisi dopo il default del 1992 (Seconda Repubblica) e dopo il quasi-default del 2011 (governi di emergenza) non hanno prodotto i risultati sperati. Non sono riusciti a modificare il divario crescente tra l’Italia e gli altri paesi europei (vedi tabella).

 

Il governo attuale dovrebbe ricordare agli italiani che siamo ancora in emergenza. E invece invita i cittadini e le forze politiche a guardare con ottimismo alle prossime elezioni, dichiarando che la situazione è sotto controllo ed è possibile tornare a politiche distributive.

Dica Gentiloni, presidente di un governo di emergenza, come intende aumentare la produttività dei fattori.

Ammettiamo che Industria 4.0 produca effetti positivi, tra qualche tempo, poiché sollecita investimenti finalizzati ad aumentare l’efficienza delle imprese private. Ma in che modo le altre riforme messe in campo, e solo parzialmente portate a termine, saranno in grado di aumentare l’efficienza della Pubblica Amministrazione e dei servizi?

La riforma del codice degli appalti, con buona pace della cura Cantone, sta rallentando l’impiego delle risorse. La riforma dei ruoli dirigenziali non sta producendo una maggiore efficienza e responsabilità di spesa. La riforma degli enti locali non sta sbloccando la spesa per investimenti, su funzioni territoriali essenziali per l’ammodernamento del sistema paese. La riforma del sistema bancario non libera risorse per nuovi affidamenti.

Insomma, stante questa situazione, è davvero difficile condividere l’ottimismo del ministro Padoan e del premier Gentiloni sulla possibile riduzione del debito e l’uscita dell’Italia dalla fase emergenza.

 

© Quotidiani Gruppo Editoriale L’Espresso (Venerdì 17 novembre 2017)

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