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01 ottobre 2017 ~ 0 Comments

Fratture e risorse inesplorate del Veneto

Paolo Giaretta parla di fratture che limitano lo sviluppo del Veneto (in innoveneto.eu): la manifattura non trascina più il resto dell’economia; le organizzazioni della mediazione sociale non sanno più dove portare lavoratori e imprese, mentre la politica è assente.

Sollecita dunque un progetto per la Regione, più ambizioso dell’attuale battaglia per l’autonomia, che valorizzi le risorse inesplorate, piuttosto che rinchiudersi “dentro spaventate idee di autosufficienza localistica”.

Concordo con la sua lettura e vorrei indicare alcune di queste risorse.

Il Veneto è ricco di imprese medie globalizzate e distretti manifatturieri (e turistici) che alimentano l’innovazione e il ricambio imprenditoriale. Dispone di amministrazioni locali che ragionano sugli investimenti da fare, pensando ad aggregazioni che possono rendere più attrattivo lo spazio regionale. Giaretta ha citato le università, ma ci sono anche organizzazioni territoriali, tecniche e professionali, scuole di formazione, che lavorano alla creazione di fattori locali di competitività.

Il problema è che queste risorse vengono mortificate dalle consuetudini delle associazioni di categoria e delle istituzioni regionali, che dimostrano una crescente incapacità di disegnare politiche di sviluppo.

Come mobilitare queste risorse, offrendo loro un contesto, più favorevole, in cui esprimersi?

 

 

 

 

 

In primo luogo ci vuole un progetto di superamento della logica provinciale, sia nelle associazioni, che nella politica. Il Veneto deve diventare uno spazio unitario, metropolitano, adeguato alle sfide del sistema globale. Solo andando oltre i programmi delle associazioni di categoria e di tutti i partiti (di maggioranza e di opposizione), oggi drammaticamente provinciali, le risorse inesplorate potranno esprimere il loro potenziale. E potrà emergere una nuova classe dirigente, di rango globale.

In altra sede (Fondazione Festari) ho provato a dimostrare che uno spazio veneto, alternativo quello provinciale, è già oggi disponibile. E’ composto di due quartieri che possono essere oggetto di una programmazione intelligente (smart?): il quartiere manifatturiero a nord (il Venice Manufacturing District pedemontano) e il quartiere delle città capoluogo a sud (Venice downtown). Un progetto che spinga i comuni e gli operatori economici che appartengono a questi due quartieri a muoversi di concerto, in cambio di risorse finalizzate ed equamente distribuite, può fare la differenza.

In secondo luogo ci vuole un patto sociale, alla tedesca, centrato sulla crescita della produttività. L’economia regionale soffre colossali problemi di efficienza nelle attività di servizio (nelle banche, nelle camere di commercio, nelle associazioni di categoria, negli enti pubblici di tutti i livelli e anche nelle università). Deve riallocare parecchie migliaia di colletti bianchi poco produttivi, mettendoli al servizio di un progetto metropolitano.

Il nostro sistema economico e amministrativo non può uscire dalla situazione critica in cui si trova senza un patto sociale orientato a superare, nella pratica, i vincoli imposti da regole burocratiche e gestionali obsolete (che derivano dalla storia dello Stato nazionale, ma sono endemiche e fatte proprie dai dirigenti delle amministrazioni e delle aziende locali di servizio).

La stessa nuova manifattura, post-distretti chiusi, ha un grande bisogno di accordi territoriali finalizzati. Esattamente l’opposto delle politiche di ricerca distributive, proposte dalla Regione Veneto, che mantengono, con il benign neglect delle associazioni di categoria, un impatto insufficiente sulla competitività delle nostre industrie e del nostro territorio. E, soprattutto, non mobilitano le risorse inesplorate che hanno una visione globale.

C’è dunque un colossale problema di rappresentanza delle risorse inesplorate citate da Paolo Giaretta, quelle che lavorano per un veneto metropolitano e moderno (nelle istituzioni, nella rete delle infrastrutture e delle utility, nelle politiche di sviluppo industriale e turistico) e un colossale problema di orientamento del patto sociale, nell’industria, ma soprattutto nei servizi per le imprese e per i cittadini.

Se Innoveneto vuole mobilitare queste risorse, che cercano uno spazio aperto e non più l’auto-sufficienza localistica, deve dire in quale modo pensa di poterle aggregare e rappresentare.

 

www.innoveneto.eu)

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