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27 settembre 2017 ~ 0 Comments

I veri rischi del referendum veneto

Il risultato del referendum sull’autonomia del Veneto non è nemmeno oggetto di sondaggio. Qualche incertezza potrà esserci sul fronte della partecipazione, ma nessuno dubita che la maggioranza dei Veneti voterà Sì, se andrà a votare.

Non a caso il sondaggio Demos si sofferma, non tanto sulle intenzioni di voto, quanto sul significato che gli elettori regionali attribuiscono al referendum, come strumento di “protesta popolare” contro un centralismo italico, sempre meno convincente, nonostante i molti tentativi di restauro e rilancio, promossi da Renzi, ma anche da una parte della Lega.

C’è molto di politico nelle risposte dei cittadini intervistati. A sinistra e tra gli altri partiti di opposizione prevale l’idea che il referendum sia finalizzato a rafforzare la leadership della Lega e del governatore Zaia, per ragioni interne oltre che di politica nazionale. Nei partiti della maggioranza (e tra i 5 Stelle) prevale invece la convinzione che il referendum serva a rafforzare la Regione, come istituzione, nella trattativa con lo Stato sui temi dell’autonomia.

Memori degli errori compiuti da Renzi, i dirigenti della Lega stemperano i toni, evitano le personalizzazioni e fanno appello alla diffusa convinzione che il federalismo sia ancora oggi una scelta utile, per rilanciare l’onda della protesta, contro il governo di Roma e contro l’Europa.

L’aspettativa dei cittadini e degli imprenditori è che, attraverso l’autonomia, sia possibile disporre di istituzioni meno distributive, meno burocratiche e più efficienti. L’autonomia porta con sé risorse, che il Centro non riesce ad amministrare in modo conveniente. Queste risorse vanno destinate a uno sviluppo delle infrastrutture, della formazione e del sistema pubblico dei servizi, che rafforzi la proiezione internazionale del polo manifatturiero e turistico veneto, in strisciante declino.

Il referendum viene dunque caricato di aspettative alte, dalla base elettorale, che chiede al sistema regionale del Veneto un colpo di reni, una svolta, una riforma seria dell’assetto politico e amministrativo. Sarebbe sbagliato deludere tali aspettative e pensare che la base elettorale resti per sempre unita, mansueta e soddisfatta.

Una parte importante di essa continua a sostenere la classe dirigente del Veneto di questi anni. Ma c’è una componente, emergente, che chiede lumi sui contenuti dell’autonomia futura. Con le risorse in arrivo da Roma si possono fare molte cose e ridurre molti sprechi, ma qual è il progetto di Veneto, di Nordest, di Nord, che può ridare alle imprese e ai giovani, alla ricerca di un lavoro, la certezza di vivere in un territorio di avanguardia?

Pedemontana, MOSE, crisi delle banche, ridotta efficacia delle politiche per l’innovazione, rilancio delle province e dei campanili sono fantasmi che la campagna referendaria deve allontanare. Il rischio vero, del referendum voluto da Zaia, è iniziare a deludere le aspettative del popolo veneto, già prima di arrivare alla sua conclusione utile e auspicata da tutti (o quasi).

 

© Il Gazzettino (Mercoledì 27 settembre 2017)

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