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17 gennaio 2017 ~ 0 Comments

Frontiera Nordest: governo e riforme nel 2017

Il 2017 non è partito con il piede giusto. Chiusi pacchetti e panettoni della pausa natalizia, i cittadini del Nordest sono tornati al lavoro con una strana sensazione di pericolo incombente.

A guardare i dati dell’economia non ci sono elementi preoccupanti. La produzione industriale cresce ancora, il reddito tiene, l’occupazione pure. Il malessere deriva da altri fattori, più nascosti, psicologici. Ma anche più radicali, perché hanno a che fare con il deterioramento di lungo termine del patrimonio delle imprese e delle famiglie. L’impatto delle popolari comincia a dispiegare i suoi effetti, perché mette in evidenza falle che molti non volevano vedere.

Anche gli esiti del referendum sortiscono un effetto analogo. Non sono soddisfatti quelli che hanno votato No, perché si ritrovano un quadro politico identico a quello che hanno contestato. Non sono soddisfatti quelli che hanno votato Sì, perché non hanno più possibilità concrete di fare le riforme. Sistema bloccato, insomma. Non un buon segno.

E poi il governo Gentiloni appare incerto, non solo perché non riesce a smarcarsi dal precedente, ma soprattutto perché resta sospeso tra nuove elezioni e un programma di legislatura, né carne né pesce. E anche questo non favorisce l’entusiasmo.

Metti che le agenzie di rating tolgano l’ultima A alla nostra capacità di restituire i debiti e il gioco è fatto. L’anno nuovo parte sotto i peggiori auspici.

Il sondaggio Demos sul gradimento del nuovo governo non può che registrare questo malumore diffuso. Consenso da minimo sindacale.

In questo scenario, l’attenzione si sposta necessariamente sugli eventi regionali e sulle strategie di reazione del Nordest. Anche perché la gente del Nordest sembra aver capito che il problema che abbiamo davanti è “tecnico”, non “politico”. Non basta trovare un nuovo conduttore e un nuovo programma per far funzionare la macchina statale che abbiamo ereditato dalla Prima e, ahimè, anche dalla Seconda Repubblica. Dobbiamo cambiare macchina. E questo è un problema tecnico-costituente, non di rivolta politica o anti-politica.

Quali sono le novità interessanti che potrebbero trasformare il Nordest in un laboratorio utile per il resto del paese? Ad esempio il fatto che una parte del PD ritenga plausibile la proposta autonomista di Zaia. Nonostante l’ampio consenso, il governatore del Veneto sa bene che il referendum in preparazione ha conseguenze importanti su Friuli e Trentino e non può aver successo senza un’intesa complessiva sul futuro del Nordest. Una rielaborazione, congiunta, del progetto federalista potrebbe rafforzare non solo il suo ruolo nel centro-destra, ma anche promuovere un indirizzo nuovo all’interno del PD, che deve trovare una nuova prospettiva dopo quella, fallita, del vecchio Renzi.

 

 

 

 

 

 

 

Un Nordest che fa sul serio, insomma, oltre il populismo, potrebbe rappresentare una novità interessante in quest’anno partito male. Oltre il governo Gentiloni, per l’Italia intera, federalista.

 

Pubblicato su Il Gazzettino del 17 gennaio 2017 (© Il Gazzettino)

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