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08 novembre 2016 ~ 0 Comments

Federalismo cacofonico

Domani l’America avrà un nuovo presidente e per quattro anni potrà parlare al mondo con una voce unica. Bella o brutta che sia, sarà la voce degli Stati Uniti, sarà forte e avrà un impatto sensibile sulla società, la politica e l’economia mondiale. Gli Stati Uniti hanno fatto questa scelta molti anni or sono, per differenziarsi dalla vecchia Europa, da sempre divisa in piccoli stati e piccole nazioni.

Gli americani hanno voluto costruire un sistema capace di fondere tra loro comunità etniche di diversa provenienza (il famoso melting pot). Attorno a un’unica bandiera, italiani, irlandesi, californiani e texani, sono diventati un popolo unito, una comunità compatta, che accetta di parlare al mondo con una voce sola. E i risultati si vedono!

In Europa, al contrario, continuano a prevalere le identità locali e nazionali. Per scelta politica preferiamo la cacofonia delle tante voci, spesso dissonanti, all’interno dei grandi imperi e delle grandi coalizioni. Preferiamo non avere un’identità europea unica. Anzi, andiamo orgogliosi delle differenze come tratto caratteristico del nostro continente. Ma il risultato si vede!

I politologi dicono che finché non nascerà un partito europeo, per il quale valga la pena di combattere, rinunciando alle bandiere nazionali, non ci sarà un progetto europeo convincente, all’altezza della situazione.

Sta di fatto che la voce di Juncker è oggi una voce che si aggiunge alle altre, a quella della Merkel, di Hollande, di Renzi… Non è la voce dell’Europa, una voce unica, forte, che rappresenta il futuro, un bene superiore ai triti futuri locali e alle singole individualità nazionali, gloriose, ma logore. Insufficienti. E questo schema si riproduce nelle regioni, nelle province, nelle federazioni di comuni, nei distretti.

Ci basta oggi tutto questo? Ci serve un’Europa divisa per dare coraggio ai giovani? Ci serve la cacofonia di voci dei nostri leader per rappresentare un’idea di futuro convincente?

Alla vigilia delle più importanti elezioni del mondo, questa riflessione può essere utile a ragionare non solo sul futuro dell’Europa, ma anche sulla Grande Bassano e sull’integrazione pedemontana.

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Solo superando gli stati-nazione e valorizzando l’espressione delle libere comunità territoriali – regioni, città, aree metropolitane, distretti – possiamo davvero aspirare a un’Europa federale, a un Veneto federale, uniti al loro interno, e forti nel mondo. La debolezza delle nostre autonomie locali è causa fondamentale della debolezza dell’Europa. E del Veneto.

 

Pubblicato su Il Giornale di Vicenza dell’8 novembre 2016 (© Il Giornale di Vicenza)

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