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12 Ottobre 2013 ~ 0 Comments

Il valore di Alitalia

I giornali di questi giorni hanno dichiarato vergognoso il comportamento del governo nei confronti di Alitalia. Per l’ennesima volta, di fronte al fallimento di un gruppo dirigente, pubblico o privato che sia, sono i cittadini a pagare il conto. In questo caso i risparmiatori delle Poste, che vedono parte dei loro depositi investiti, o meglio buttati, nel pozzo senza fondo di una compagnia aerea che non gira, non funziona, e ha come unico elemento di valore (?) la bandiera italiana dipinta sulla coda.

Alitalia

 

 

 

 

 

 

 

 

Il comportamento vergognoso consiste nel tentativo di coprire errori del passato con interventi che non hanno alcun respiro strategico e servono solo a nascondere le responsabilità del disastro. Responsabilità che sono ben distribuite nell’arco costituzionale, tra uomini politici e manager che sorreggono l’attuale governo.

Berlusconi, in primo luogo, che nel 2008 ha fatto una campagna personale in favore di Alitalia agitando in suo favore l’interesse nazionale. L’ex-sindaco di Roma Veltroni, che montava sulle spalle dei dipendenti davanti ai cancelli della compagnia. L’attuale segretario del PD Epifani, che si oppose strenuamente alla cessione di Alitalia ad Air France, come segretario generale della CGIL. Passera, che oggi non è più al governo, ma ha assunto responsabilità importanti come ministro e, prima ancora, come amministratore delegato di Banca Intesa – Banco San Paolo. Per non menzionare gli imprenditori che hanno partecipato all’affare, perché ci hanno messo, almeno in parte, soldi propri.

Tutte queste persone si sono mosse in base all’idea bislacca che bastassero buona volontà, intesa politica, orgoglio nazionale e un pizzico di monopolio per garantire il successo di una impresa di trasporti. E’ bene che si assumano oggi le loro responsabilità di fronte al paese.

Possiamo pensarla come vogliamo sui processi di privatizzazione e liberalizzazione. Ma dobbiamo riconoscere che almeno un pregio ce l’hanno. Fanno emergere, alla lunga, la cattiva gestione delle risorse collettive. E le responsabilità. Il tentativo di far passare attraverso Poste Italiane, l’ennesimo contributo pubblico ad una compagnia fallita, verrà sicuramente sanzionato dalla Commissione Europea.

E l’Unione Europea si è data queste regole per difendere i cittadini dalle malefatte dei governi nazionali. C’eravamo anche noi quando sono state sottoscritte. Perché continuiamo ad agire come se l’Europa forse l’impero asburgico, di fronte al quale dobbiamo guadagnare una nuova indipendenza? Perché continuiamo a dare credito ad un gruppo dirigente che resiste oltre ogni limite a un evidente fallimento?

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